A prima vista, queste ripetitive riproduzioni in bianco e nero catturano l'attenzione per il loro aspetto enigmatico. La loro origine è rivelatrice: sebbene sembrino fotografie, si tratta in realtà di fotocopie. L'artista, alle prese con un disturbo da stress post-traumatico e con la depressione, ha dato vita a questa serie nel 2019, all'interno del suo ufficio parigino.
Esasperata dalla logorante routine quotidiana, in un gesto di disperazione ha deciso di schiacciare il viso sul vetro della fotocopiatrice. Il risultato l'ha affascinata, dando così inizio a una serie di sperimentazioni in cui ogni fotocopia catturava una diversa sfaccettatura del suo malessere interiore. I fogli che escono dalla macchina si somigliano: sono copie dello stesso volto e delle stesse emozioni, proprio come le giornate in ufficio sono copie imperfette l'una dell'altra.
Col passare del tempo, questo rituale creativo praticato in segreto è diventato il suo modo di resistere all'opprimente uniformità del mondo del lavoro e all'alienazione della società urbana. Giocando con le ombre, i capelli, i forti contrasti e le espressioni del viso contorto, l'artista crea metafore visive del suo stato psicofisico.
Piegando la tecnica impersonale della fotocopia a fini artistici, trasforma un processo di riproduzione di massa in una forma di espressione intima. Ogni foglio di carta A4 diventa il veicolo del suo grido di disperazione e della sua rivolta contro una routine soffocante.